klaatu barada nikto


da non confondere col bromuro
12 Aprile 2008, 5:25 pm
Archiviato in: experimental, jazz-core, math-rock, zapping-noise

Zu Bromio

Wide Records (1999)

Tracce:
1 Detonatore
2 Xenitis
3 Testa di cane
4 Paonazzi
5 Zu circus
6 Asmodeo
7 Cane maggiore
8 Epidurale
9 Villa Belmonte
10 Erotomane
11 La grande madre delle bestie

Formazione:
Roy Paci: tromba
Massimo Pupillo: basso
Jacopo Battaglia: batteria
Luca Mai: sax

Genere: lancinante
Durata: 33.22.813


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Dopo due demo autoprodotti, nel 1999 gli Zu partoriscono Bromio, in cui al trio si aggiunge anche il trombettista Roy Paci. Difficile etichettare questo lavoro: per darne però un’idea potremmo definirlo jazz-core, noise, una bomba dai suoni sincopati, stacchi precisissimi, un mix perfettamente equilibrato fra tutti gli strumenti. Poco più di mezz’ora per undici brani esplosivi, dei quali il primo è un ottimo assaggio deflagrante; emblematico è il titolo di questo primo pezzo, Detonatore: il sax, la tromba, la batteria, il basso si tengono per mano durante tutta la stravagante canzone, si interrompono, riprendono a suonare insieme, il tutto con una precisione degli stacchi e delle pause da veri maestri. Impossibile non sentire in tutto l’album l’inflenza del grande John Zorn, uno dei più eclettici musicisti e compositori, noto in particolare per i suoi progetti jazz-sperimentali. Lo stesso John Zorn tra l’altro ha detto a proposito degli Zu che questi ultimi sono stati in grado di creare una musica così potente ed espressiva da poter spazzare via ciò che molti gruppi fanno al giorno d’oggi.

Dopo il bellissimo brano d’apertura l’album prosegue seguendo questo stile particolarissimo, fino ad arrivare ad uno dei più bei pezzi del lavoro, Zu Circus, il quinto: un mix di momenti caratterizzati sempre da perfetti incroci fra gli strumenti, pause scandite anche da un secco urlo che ordina di ricominciare a suonare, ordina di riprendere la masnada musicale. La tensione creata da questo album in cui gli strumenti non ti danno tregua grazie ai continui cambi di ritmo, tempo, prosegue con i successivi brani: molto coinvolgenti brani come Epidurale e Erotomane. Dall’inizio alla fine questo album colpisce per la velocità e la precisione degli stacchi (velocità e precisione rispettate anche in maniera spettacolare dal vivo), e si viene facilmente catturati da questo jazz-core-noise davvero particolare. Per concludere in bellezza c’è l’ultimo pezzo La grande madre delle bestie il cui inizio sembra quasi una sorta di dialogo fra la tromba e il sax da una parte e la chitarra dall’altra; quest’ultima risponde agli accordi dei primi due strumenti per poi fare entrare in gioco anche la batteria e il basso, i cui momenti solitari o in compagnia della batteria in questo album sono stupendi.
Bromio è il biglietto da visita di questa band romana che ha continuato a lasciare a bocca aperta anche con i lavori successivi, una band che ha anche collaborato con vari musicisti, tra cui Roy Paci, Eugene Chadbourne, suonato con i No Means No, seguito in tour i Melvins e i Fantomas. La varietà dei musicisti coi quali gli Zu hanno avuto a che fare è la dimostrazione che questo gruppo ha dato vita ad uno stile proprio ed estroso in cui si incontrano e convivono diversi generi.
Bromio, epiteto del dio greco Dioniso, è un album che rappresenta magistralmente l’irrazionalità, il caos, l’istintività (tutte caratteristiche del dio stesso). Gli Zu non avrebbero potuto trovare titolo migliore per questo loro primo lavoro.

Paola Andriulo su http://www.rockline.it

Commento di klatubaradanikto 12 Aprile 2008 @ 5:30 pm



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