krautrock never die !
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No-Neck Blues Band and Embryo: EmbryoNNCK
Staubgold – 2006
Tracklist:
- Wieder Das Erste Mal
- Five Grams Of The Widow
- After Marja’s Cats
- Frank Cologne
- Die Farbe Aus Dem All
- Zweiter Sommer
- Das Erste Mal
Time: 44.41
Genere: Psi
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Due “comuni” con niente in comune, se non l’inclinazione verso la musica senza compromessi, avulsa da qualsiasi logica di mercato. Veramente poco, viene da dire, per giustificare un’affinità elettiva in grado di produrre addirittura un disco. Completamente diverse le due culture, così come diverse sono collocazione storica (con due decenni di mezzo), e geografica (con un oceano di mezzo). Davvero complesso anche solo tentare di trovare un punto in comune tra i due stili musicali. Eppure l’amore tra i newyorkesi della No Neck Blues Band e gli Embryo di Christian Burchard è sbocciato, peraltro non esaurendosi in un semplice scambio di missive di cortesia.
Non sarà la classica attrazione dei poli opposti, senza voler scomodare le leggi dell’elettromagnetismo, non sarà neppure un legame esoterico, anche se la componente rituale è massiccia e intrigante, specie nella musica della No Neck; sarà piuttosto qualcosa di molto più terra terra, come una simpatia nata spulciando vecchi vinili impolverati, fatto sta che la testimonianza di questa collaborazione a dir poco impronosticabile esiste ed è uscita per la berlinese Staugbold, sotto il titolo di “EmbryoNNCK” (notevole lo sforzo di fantasia).
Molte altre parole potrebbero essere spese per evidenziare le differenze tra i due gruppi: ensemble stabile e con più che fissa dimora quello americano, cangiante (il solo Burchard è presenza fissa fin dall’esordio) e sempre in giro per gli angoli più impensabili del pianeta quello tedesco; militi poco più che ignoti della variegata scena weird i primi, figli di un kraut minore i secondi, sempre più attenti alle contaminazioni con prog e ritmi esotici, che ai lunghi viaggi cosmici o alla ricerca del “motorik” perfetto.
L’aspetto saliente di questo lavoro va individuato, comunque (e per fortuna, direte voi), nella musica: distante dai lavori dei due gruppi presi singolarmente, è un groviglio inestricabile di contributi, sempre di notevole fattura, provenienti da ambo le parti. Xilofoni, bonghi, ritmi malati e tribali, melodie e rumorismi, tessuti sonori jazzati e progressioni catartiche, nenie orientaleggianti e lamenti spettrali.
Il disco è racchiuso dai raga di “Wieder Das Erste Mal” e “Das Erste Mal”, posti rispettivamente all’inizio e alla fine, brani più lunghi e, nel contempo, completi del lotto, veri e propri compendi dell’esperienza del supergruppo, forte di almeno tredici membri accreditati. In mezzo molta altra carne al fuoco, come “Five Grams Of The Widow”, breve composizione dal sapore lounge, nonché unico brano registrato dal vivo. “After Marja’s Cats” è più rarefatta, quasi completamente priva di percussioni, con tintinnii, stridori e maracas stonate a far le veci della sezione ritmica, mentre la successiva “Frank Cologne” è un respiro affannato su un tessuto di xilofono e rumorismi assortiti. “Die Farbe Aus Dem All” potrebbe essere la versione più ritmata e accelerata di un brano preso dall’ultimo (stupendo, secondo chi scrive) lavoro della No Neck, o una riedizione malata degli Embryo di “We Keep On”, a voi la scelta. “Zweiter Sommer” insiste sulla reiterazione e sul tribalismo, veri e propri caratteri identificativi dell’album, assolutamente consigliato, a prescindere dall’amore che si può nutrire per ciascuna di queste due band fenomenali (se vi stanno a cuore, l’acquisto non può che essere obbligatorio).
“EmbryoNNCK” è musica terribilmente viva e pulsante, avete uno spazio grande quanto un oceano e il classico imbarazzo della scelta per collocarne il cuore. L’importante è carpirne il battito.
Filippo Neri su http://www.ondarock.it
Commento di klatubaradanikto 22 Marzo 2008 @ 6:14 pmEmbryo, gruppo kraut-prog tedesco tra i più innovativi degli inizi anni ’70, dall’impostazione “free-jazzistica” con la passione per l’improvvisazione psichedelica e lo sperimentalismo etnico.
No-Neck Blues Band, apprezzatissimo collettivo dell’underground newyorchese, rock di improvvisazione free-form psichedelico, con incursioni folk-noise; gruppo tra i più enigmatici e misteriosi degli ultimi anni, tanto da collaborare con un mostro sacro come John Fahey.
I due gruppi in questione, simili per attitudine e indole musicale, si conoscono, si piacciono, ne nasce un sodalizio artistico con la benedizione della Staubgold, lungimirante etichetta tedesca di musica elettronica e sperimentale (nel senso più ampio del termine). Quello che ne esce fuori è un lavoro davvero molto interessante, dove prevalgono le atmosfere free-folk ed etnico-tribali, non rinunciando affatto a divagazioni squisitamente jazzistiche come nel caso di “After Marja’s Cats”, “Five Grams of the Widow” o “Die Farbe Aus Dem All”, dove chiari sono gli echi fusion della Mahavishnu Orchestra.
Tutto il disco sembra catapultarci in lontane atmosfere esotico-tribali, in una sorta di ideale rito d’iniziazione, sospesi al confine del mondo, si respira l’aria delle praterie australiane o degli sterminati deserti africani. Australia e Africa, non a caso, visto che Christian Burchard, fondatore, leader storico e deus ex-machina degli Embryo, ha viaggiato molto in quei posti alla ricerca di ispirazione, nuove sonorità e strumenti da inserire nelle sue interminabili session, non di rado collaborando anche con musicisti di quelle parti. Il disco risente maggiormente delle atmosfere Embryo, specie quelli del primo periodo, e all’attitudine sperimentalmente etnica del buon Burchard, rispetto a sonorità più rock-noise, tipicamente No-Neck Blues Band, che tuttavia sono coprotagonisti di primissimo ordine.
Quello che colpisce, non è solo l’incredibile organicità e intensità del lavoro, per altro magistralmente suonato, ma anche la sterminata quantità di strumenti utilizzati nella composizione dell’album. Vibrafoni, marimbe, didjeridoo, percussioni, corni, flauti, strumenti aborigeni a corde, archi, ma anche pianole, strani gargarismi, voci sussurrate e campanelli che, ingegnosamente e “lisergicamente” incastrati, attribuiscono al disco un alone di magia e mistero senza tempo.
NicholasRodneyDrake su http://www.debaser.it
Commento di klatubaradanikto 22 Marzo 2008 @ 6:15 pm