klaatu barada nikto


olandialand
15 Gennaio 2008, 8:50 pm
Archiviato in: experimental, punk, zapping-noise

The Ex – Blueprints For A Blackout

Ex Records 1984

The Ex are Luc, Yoke, Sabien, Terrie and G.W. Sok
They play double-bass, basses, organ, violin, oil-barrels, accordion, drums, guitar, beercrates, piano, voice.

Tracklisting:

1   Streetcars Named Desire / Animals Harm (Medley) (2:39)
2   Blueprints For A Blackout (3:54)
3   Rabble With A Cause (2:19)
4   Requiem For A Rip-Off (2:52)
5   Pleased To Meat You (4:17)
6   A Goodbuy To You (3:39)
7   The Swim (1:48)
8   Boohoo (2:29)
9   U.S. Hole (2:41)
10   (Not) 2B Continued (1:10)
11   Grimm Stories (4:52)
12   A Plague To Survive (5:22)
13   The Rise Of The Dutch Republic (3:53)
14   Kidnap Connection (2:17)
15   Fire And Ice (4:41)
16   Jack Frost Is Innocent (2:53)
17   Love You Till Eh (2:48)
18   Food On 45 (3:17)
19   Scrub That Scum (8:18)

Durata: 66 minuti
Genere: noise, post punk


2 Commenti finora
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“Se si può attribuire all’arte uno scopo, è quello di disincantare e disintossicare dicendo la verità” diceva Wystan H. Auden. Sono venticinque anni che gli Ex ci dicono la loro verità attraverso una ventina di album e un migliaio di concerti. Il commentario sociale s’accompagna a una formula sonora nata col post punk inglese cresciuta con l’avanguardia free jazz, il noise, l’improvvisazione e la musica etnica (Africa e Est Europa).
Formatisi nel 1979 nell’ambito dell’attivismo squat di Amsterdam sotto l’inevitabile influenza dei Crass, gli Ex hanno scelto il loro nome per via della velocità con la quale poteva essere scritto sui muri. Il suono dei primi album (Disturbing Domestic Peace, History Is What’s Happening) é un ponte new wave tra il ritmo dei Gang Of Four e lo stile declamatorio dei Fall. Lo stile acquista in personalità con i successivi Dignity Of Labour, Tumult e Blueprints For A Blackout: schitarrate dalla cadenza marziale fanno da traino alle requisitorie di G.W.Sok, veri e propri tours de force metrici accompagnati dai ritmi africani del drumming di Katherina. Il termine punk incomincia a diventare riduttivo per descrivere il nuovo suono del gruppo. Aumentano gli innesti di musica folk africana ed est europea (Pokkeherrie, Too Many Cowboys e Aural Guerriglia) mentre The Spanish Revolution è un libro fotografico sulla storia della rivoluzione spagnola con allegati due mini cd contenenti quattro canti rivoluzionari. Joggers & Smoggers amplia ulteriormente il discorso di sperimentazione free e improvvisazione noise e vanta la presenza in un paio di episodi di Thurston Moore e Lee Ranaldo dei Sonic Youth (collaborazione che qualche anno più tardi verrà rafforzata con un album, In The Fishtank). Il sound degli Ex è il frutto di una mentalità aperta come testimoniano le innumerevoli collaborazioni nel corso degli anni: l’ensemble curdo degli Awara, il ballerino giapponese Hisako Hor Iikawa, il gruppo americano Tortoise, il suonatore di conga senegalese Serigne, il gruppo congolese Konono ed il cantante eritreo Tsehaytu Beraki. Proprio da una di queste collaborazioni, quella con il violoncellista Tom Cora, nasce quello che molti considerano il loro capolavoro: Scrabbing At The Lock, la quintessenza dell’arte Ex nonché uno degli apici dell’underground europeo degli ultimi venticinque anni.
Gli Ex riescono a far andare avanti di pari passo gestione politica e ricerca musicale, guidati dall’etica punk del do-it-yourself e della coerenza, rifiutando da sempre di prendere parte ai giochi dell’industria discografica. Il concetto di canzone evade da quello di merce, l’uso propagandistico rifugge dai facili slogan e dalla banalità. Canzoni del disastro che parlano ad una collettività, sempre più difforme ed indecifrabile.

http://www.sodapop.it

Comment di klatubaradanikto

Delineare la storia del gruppo olandese Ex non significa soltanto ripercorrere 20 anni di cultura alternativa musicale e politica europea, ma rappresenta un esercizio istruttivo di per sé. Può insegnare a tutti come sia possibile per un gruppo evolversi in direzioni sempre più ampie e inizialmente inaspettate mantenendo al tempo stesso una coerenza creativa e in parte stilistica assolutamente riconoscibili. In fondo, quanti gruppi nati dall’esperienza punk di fine anni ’70 sono stati capaci di evitare le due trappole principali: la nichilistica autodistruzione dopo il breve e intenso fuoco della ribellione, o viceversa la sopravvivenza come dinosauri della scena alternativa? Dal 1979 al 1984 gli Ex si fanno conoscere come band anarco-punk legata al movimento degli squatters olandesi. I testi sono abrasivi come la “musica”, dissonante, fortemente ritmica e legata alla tradizione più radicale e noise del post-punk inglese; l’espressione musicale è accompagnata da una comunicazione controculturale a 360 gradi, attraverso poster, opuscoli, ecc., poiché il gruppo si sente parte di un progetto collettivo di cambiamento sociale. L’apertura contraddistingue comunque sin dall’inizio l’approccio del gruppo e gli impedisce di fossilizzarsi: gli Ex si pongono come spazio di incontro continuo tra esperienze e persone. Nel 1984 esce Blueprints for a Blackout in cui emergono esplicitamente alcune coordinate che dal punk iniziale lo mettono in comunicazione con approcci musicali diversi; vengono introdotti da una parte strumenti assolutamente insoliti per una punk band come il violino, l’oboe o la marimba, dall’altra la struttura dei pezzi si fa più complessa e contaminata dall’improvvisazione in studio. Verso la metà degli anni Ottanta gli Ex sono tra i primi a incrociare collaborazioni con musicisti e tradizioni musicali di altre culture – una scelta che andrà sempre più a intensificarsi con gli anni- : si tratta del singolo “Enough is enough” con il gruppo curdo Awara. La ricerca di connessioni si orienterà in direzioni multiple: collegamenti e collaborazioni musicali con artisti di vari paesi e culture; collegamenti e connessioni con le tradizioni storiche di resistenza politica e culturale (ad es. la rilettura della storia anarchica a cui è dedicato lo stupendo progetto di The Spanish Revolution, 1986, che presenta un libro di documentazioni fotografiche tratte dagli archivi del CNT catalano insieme a un doppio singolo di cover di brani della resistenza spagnola antifranchista); collegamenti con artisti che a partire dal loro diverso background formativo sono disposti a collaborare creativamente con gli Ex. In particolare è importante la collaborazione che dagli inizi degli anni Novanta gli Ex intessono con il violoncellista e improvvisatore newyorchese Tom Cora e che lasciano meravigliosa traccia in Scrabbling at the Lock (1991) e And the weathermen shrug their shoulders (1993). Ormai è anche chiara la fine della scena indipendente nella sua accezione di controcultura, autogestione e autoproduzione; il 10” “Dead fish” (1990) aveva già sancito sarcasticamente il commento degli Ex su chi pretendeva di mantenere in vita una scena cosiddetta “indie” che di indipendente non aveva più nulla. Ma la risposta a questo declino non è, nel caso del gruppo olandese, il cinico passaggio a un’ottica commerciale, ma la risposta creativa creando nuovi contesti e nuovi pubblici. Sicuramente le collaborazioni live con Lee Ranaldo e Thurston Moore dei Sonic Youth prima e poi il progetto con Tom Cora aprono agli Ex la partecipazione a manifestazioni e festival che si propongono per l’appunto la sperimentazione di territori ibridi, tra noise, jazz radicale, improvvisazione e performance: un caso è il festival Dissonanten a Rotterdam (1989), poi le innumerevoli esperienze dal vivo con Tom Cora e progetti collaborativi sia come Ex sia dei vari componenti. Gli anni Novanta sono caratterizzati da questa disseminazione continua e anche dal riconoscimento degli Ex come gruppo creativo tout court, tanto che la NPS olandese commissiona loro un’ora di musica e promuove concerti con l’Instant Composers Pool di musica improvvisata. Ormai cultura alta, musica contemporanea, spirito punk, dissonanze sonore hanno perso, almeno per certi artisti, la loro fissità ideologica. La fine degli anni Novanta vede gli Ex sbarcare in America attraverso la registrazione del nuovo Cd Starters Alternators, prodotto da Steve Albini e distribuito da Touch and Go. E’ l’occasione per far conoscere finalmente gli Ex anche negli Stati Uniti, e dalle connessioni con la scena di Chicago nasce anche il più noto progetto collaborativo degli ultimi anni: la collaborazione di Ex e Tortoise per In the fishtank (1999). In Italia, dopo alcuni anni in cui degli Ex si era sentito meno parlare, forse proprio per la crisi del circuito alternativo che aveva inizialmente fatto circolare la musica degli Ex, è proprio questo disco che rinvigorisce l’interesse del pubblico che, orfano della scena punk, si è in gran parte disperso nelle più varie direzioni. Ma gli Ex – e la loro storia ventennale sta a dimostrarlo – non hanno certo bisogno della sponsorizzazione post-rock- per legittimare una evoluzione e apertura creativa che ha pochi raffronti in Europa.

http://www.succoacido.it

Comment di klatubaradanikto




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